Concorsi universitari con la dea bendata

Il post è suggerito dalla lettura dell’editoriale di Michele Ainis comparso sul giornale La Stampa di domenica 9 Novembre, col titolo “Solo una dea bendata ci salverà“. Ne riportiamo solo una parte, aggiungendo la considerazione dell’assurdità della situazione: bisogna tornare al caso assoluto per avere un minimo di correttezza, da parte dei baroni, nei concorsi universitari, anche se le leggi in materie parlano chiaro.
 
All’università telefoni bollenti. Smistare il traffico era già un’impresa prima, con 4 professori da eleggere in ciascuna commissione di concorso, e con 4.020 posti da assegnare; ora che c’è da eleggerne il triplo, chi ci guadagna è di sicuro la Telecom. Ma ci guadagna altresì la trasparenza, l’imparzialità, la regola del merito nel reclutamento dei docenti. Non solo perché s’allarga la platea dei commissari potenziali, quanto piuttosto perché sarà un sorteggio a decidere i signori dei concorsi. Ne eleggi 12, infili i loro nomi dentro un bussolotto, ne tiri fuori 4 a caso. Insieme col membro designato dall’ateneo che ha pubblicato il bando, in commissione saranno sempre in 5 a giocare la partita delle cattedre; ma per quattro quinti spetterà alla dea bendata assegnare i posti in tavola.
Concorsi universitari con la dea bendataultima modifica: 2008-11-09T09:55:27+00:00da cosmico2
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