Votare in Parlamento: Un fastidio democratico

Il seguente post è tratto dalla lettura del Corriere della Sera di oggi (vedi link) che riporta le ultime sparate berlusconiane in tema di snellimento e velocizzazione dei lavori parlamentari. Già i cialtroni (leggi: Il Giornale, Feltri, Lupi, Rotondi) cercano di offire giustificazioni culturali e sostegno politico all’impossibile, adducendo il fatto che la cosa già si svolge in Francia (dove l’ordinamento repubblicano è già presidenzialista) e non è un caso che esponenti politici assai lontani da noi, ad esempio Roberto Cota della Lega Nord, dicano che la proposta è una “provocazione”.
L’Italia non è un consiglio d’amministrazione, con pacchetti azionari e voti conseguenti, con libertà d’espressione contingentata e a libertà vigilata
. Intanto, i giornali (Corriere incluso, vedi Massimo Franco, Marco Conti sul Messaggero, ecc.) discettano sui pseudo-contrasti fra Berlusconi e Fini sul futuro PDL e ci fanno perdere il relativo tempo.


“Nuove regole in Parlamento. L’idea è del premier Silvio Berlusconi che chiede di cambiare i regolamenti parlamentari «che non sono adeguati alle necessità di un governo e di una maggioranza di avere tempi certi e brevi per i propri disegni di legge», spostando molte votazioni nelle commissioni. La proposta è stata lanciata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all’assemblea dei parlamentari del Pdl, per sveltire i lavori del Parlamento. Berlusconi ha detto inoltre di voler proporre che si voti per gruppi parlamentari: cioè vale il voto del capogruppo, se un parlamentare dello stesso gruppo non è d’accordo, può esprimere il proprio voto contrario o dichiarare l’astensione.”

Sarà, mmah! Intanto, il migliore commento lo esprime tale Simon Bolivar che scrive appresso, sempre al Corriere della Sera e pare sintetizzi al meglio quella che è la realtà:
“Sarà un caso che l’Italia, rispetto a tutti i paesi più civili e avanzati, con uno dei più alti tassi di abbandono scolastico e con il più basso numero di laureati, si trova al Governo Berlusconi? Sarà un caso che il paese più teledipendente d’Europa, dove si spende meno per libri, giornali e manifestazioni culturali voti la versione peronista meneghina? In tutta Europa la destra ha quattro quarti di nobiltà. Qui da noi trionfa quella allegorica e pittoresca del “me ne frego”. Intruglio di furbizia e pavidità e che nel 2000 ancora agita i feticci di Dio, Patri e Famiglia. A discuterci con un destro. Ma come?”

Votare in Parlamento: Un fastidio democraticoultima modifica: 2009-03-11T09:56:00+00:00da cosmico2
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