Baricco: Basta soldi pubblici al teatro meglio puntare su scuola e tv

Il post di questa mattina riprende l’articolo che lo scrittore Alessandro Baricco ha scritto quasi un mese fa per il quotidiano La Repubblica e che ha destato grande scalpore, specie se rivediamo il titolo. A distanza di qualche settimana, riteniamo assai utile e importante riporlo all’attenzione perché la ridefinizione dell’offerta culturale in Italia ha suscitato scarso dibattito, se non le accuse (a Baricco) di essere filo-berlusconiano, ammazzatore di teatri, intellettuale da torre d’avorio, senza minimamente intervenire nel merito, ossia, capire come e perché dei mutamenti.

“(…) Se cerco di capire cosa, tempo fa, ci abbia portato a usare il denaro pubblico per sostenere la vita culturale di un Paese, mi vengono in mente due buone ragioni. Prima: allargare il privilegio della crescita culturale, rendendo accessibili i luoghi e i riti della cultura alla maggior parte della comunità. Seconda: difendere dall’inerzia del mercato alcuni gesti, o repertori, che probabilmente non avrebbero avuto la forza di sopravvivere alla logica del profitto, e che tuttavia ci sembravano irrinunciabili per tramandare un certo grado di civiltà.
A queste due ragioni ne aggiungerei una terza, più generale, più sofisticata, ma altrettanto importante: la necessità che hanno le democrazie di motivare i cittadini ad assumersi la responsabilità della democrazia: il bisogno di avere cittadini informati, minimamente colti, dotati di principi morali saldi, e di riferimenti culturali forti. Nel difendere la statura culturale del cittadino, le democrazie salvano se stesse, come già sapevano i greci del quinto secolo, e come hanno perfettamente capito le giovani e fragili democrazie europee all’indomani della stagione dei totalitarismi e delle guerre mondiali.
Adesso la domanda dovrebbe essere: questi tre obbiettivi, valgono ancora? Abbiamo voglia di chiederci, con tutta l’onestà possibile, se sono ancora obbiettivi attuali? Io ne ho voglia. E darei questa risposta: probabilmente sono ancora giusti, legittimi, ma andrebbero ricollocati nel paesaggio che ci circonda (…).”

Poco appresso Baricco precisa le modalità dei cambi determinanti nell’ambito culturale e nell’idea di cultura stessa:
“(…) Oggi non avrebbe più senso pensare alla cultura come al privilegio circoscritto di un’élite abbiente: è diventata un campo aperto in cui fanno massicce scorribande fasce sociali che da sempre erano state tenute fuori dalla porta. Quel che è importante è capire perché questo è successo. Grazie al paziente lavoro dei soldi pubblici? No, o almeno molto di rado, e sempre a traino di altre cose già successe. La cassaforte dei privilegi culturali è stata scassinata da una serie di cause incrociate: Internet, globalizzazione, nuove tecnologie, maggior ricchezza collettiva, aumento del tempo libero, aggressività delle imprese private in cerca di un’espansione dei mercati. Tutte cose accadute nel campo aperto del mercato, senza alcuna protezione specifica di carattere pubblico.”


Qual è la ricetta di Baricco per fronteggiare la situazione di crisi e i mutamenti sopra descritti? Semplice: investire maggiormente nella scuola e nella televisione, “Lì è il paese reale”.

Baricco: Basta soldi pubblici al teatro meglio puntare su scuola e tvultima modifica: 2009-03-14T11:31:44+00:00da cosmico2
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